Ciao sono La Scintilena
Vedi il mio profilo


Co-autori

Ciao sono utecnarni

Ciao sono settelonge

Aprile 2003

DLMMGVS
1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30

Tag

Diffondi i contenuti

Aggiungi al mio Dada

Aggiungi al mio Dada

Condividi i contenuti

De.licio.us
Archivio Aprile 2003

Notizia di Massimo Pozzo- G.S. Valle Imagna

Continuano le ricerche in zona Dossena (Val Brembana - Bg), ed é stata eseguita la topografia completa del nuovo complesso Croasa dell'Era - Abisso Val Cadur. Nuove diramazioni scoperte in
queste ultime settimane, (circa 900 metri compresa la giunzione), portano lo sviluppo attuale della cavità a 2200 metri, per un dislivello compelssivo di -350 metri. I fondi adesso sono quattro, percorsi da tre corsi d'acqua finora indipendenti, e nuove diramazioni a monte si inoltrano nello sconosciuto...
Gli esiti dei tracciamenti hanno dato risultati positivi, pur non potendo ancora fornirli di preciso. La partecipazione all'operazione "Brembo Verde" é stata buona, e ancora ringrazio Sandro e Marco di Varese che ci stanno aiutando con le analisi. Le risorgenze si trovano a circa 2 km in linea d'aria, mentre come dislivello, il potenziale complessivo é di 800 metri circa.
Bella l'intesa con i soci del GGMilano, con cui si é in continuo contatto e con cui c'é scambio reciproco di dati: la ricerca così é sempre più completa...
... e per questo il reticolo prende sempre più forma...

Tutta la Speleologia in un CLICK

Lusiana-Notizia di Michele Tommasi

Giornale di Vicenza di mercoledì 16 aprile 2003

Lusiana. Lunga quasi due chilometri a 410 metri sotto terra: è la cavità "Abri Sassi" nota già dall' 87

La grotta dei laghi limpidissimi
Nuova scoperta degli speleologi 18 ore per esplorarla, e non è finita

di Cristiano Carli

Al Gruppo speleologico Sette Comuni il mondo sotterraneo dell'Altopiano non smette di fornire
occasioni per esplorazioni. La grotta Abri Sassi, nell'omonima contrada in Comune di Lusiana, a 740 metri s.l.m., era stata scoperta dagli speleologi altopianesi nel 1987. La sua individuazione era stata resa possibile grazie alle segnalazioni degli abitanti del luogo, che riferivano di un soffio di aria calda proveniente da una fessura del terreno, che faceva fiorire una vicina pianta di corniolo anche in inverno. Di tutte le indicazioni di questo genere, molte si rivelano non troppo veritiere; invece questa volta, grazie a una campagna di scavo proseguita per molte domeniche, necessaria per liberare la fessura copertasi negli anni di foglie e detriti, si scoprì quella che sarebbe diventata una delle grotte più belle e interessanti del vicentino. Dopo la discesa di un primo pozzetto di pochi metri, gli speleologi ebbero accesso, attraversando cunicoli e gallerie, a pozzi e meandri. Non senza difficoltà si riuscì a esplorare quasi due chilometri di grotta, arrivando a 360 metri di profondità nel giro di pochi mesi. Seguirono, negli anni successivi, impegnative spedizioni per rendere meno pericolosa la grotta, allargando i troppi passaggi stretti che lasciavano passare solo i più esili. Poi l'esplorazione subì un rallentamento, sia perchè alcuni lavori di scavo non avevano dato i risultati sperati, sia perchè nel frattempo altre grotte avevano attirato l'attenzione del Gruppo. Ci si era fermati a una fessura, oltre la quale c'era un pozzo. Questo fino al 31 marzo scorso, quando quella ennesima strettoia è stata allargata, consentendo di proseguire nell'esplorazione (in tutto 1925 metri) in quello che è stato subito ribattezzato il "Pozzo nero", profondo una trentina di metri, sul cui fondo precipita fragorosamente una grossa cascata proveniente da una parte ancora sconosciuta della grotta. Sul lato sud del pozzo il meandro riparte, ed è stata percorsa un'altra ventina di metri in discesa, fino a quota - 410, dove un'altra strettoia ha per ora fermato nuovamente le esplorazioni su di un saltino. Ma quanto visto finora ha permesso al gruppo Speleo di acquisire molte conoscenze su questa cavità. «Si tratta di una grotta molto lunga e impegnativa - racconta lo speleologo asiaghese Pierantonio Rigoni, che è sceso nella Abri Sassi assieme ai colleghi Loris Vellar, Giacomo Silvagni, Giorgio Caccia e Adriano Rigoni - formata da una lunga spaccatura in discesa intervallata da una decina di pozzi, il più profondo dei quali, il 'Tropical mix', misura circa settanta metri. La parte più difficile da percorrere è costituita dai meandri in cui tratti strettissimi possono essere lunghi anche decine di metri e lungo i quali si fa veramente tanta fatica a progredire. Basti pensare che per percorrere il tragitto di sola andata fino all'attuale fondo, portando il sacco con il materiale, sono necessarie 6-7 ore e naturalmente almeno altrettante ne occorrono per tornare alla luce. L'ultima esplorazione ha richiesto una permanenza in grotta di quasi 18 ore: siamo entrati alle nove di domenica mattina e usciti alle tre e mezza di lunedì notte». Un lavoraccio, insomma, ma ben ripagato dalle emozioni che si provano lì sotto: «È una grotta dura ma bellissima - dice Rigoni - soprattutto nei tratti di meandro attivo dove alle marmitte si alternano veri e propri laghetti di acqua limpidissima. Essendo l'attuale profondità di circa 400 metri e lo spostamento in pianta di circa 700 metri in direzione di Santa Caterina, le attuali estreme zone di esplorazione si trovano ad una quota di 340 s.l.m. e 240 metri sotto le case della contrada Xilli. Siamo perciò ancora a un paio di chilometri di distanza dalle sorgenti più vicine con un dislivello approssimativo di 150 metri. Questo può far supporre che se la grotta dovesse proseguire ancora per molto, come sembra far presagire la forte corrente d'aria che la percorre, si potrà scendere ancora per poco. Sarà forse più probabile incontrare delle zone formate da condotte sub-orizzontali che condurranno al livello freatico di base del massiccio. Ma queste sono soltanto delle supposizioni che dovranno essere confermate o smentite». E lo saranno probabilmente tra non molto, perchè questa avventura del Gruppo Speleo Sette Comuni riprenderà nelle prossime settimane.

Tutta la Speleologia in un CLICK

Il Ministero dell'Ambiente ha comunicato che il sito http://www.atlanteitaliano.it è in manutenzione, quindi un pò di pazienza, il servizio è ottimo e verrà ripristinato.

Tutta la Speleologia in un CLICK

Archivio Aprile 2003